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Domande sul funzionamento del Kalko Tronic

A cosa serve Kalko Tronic?
Kalko Tronic (come l’addolcitore) è nato per salvaguardare caldaia, elettrodomestici e le vostre tubazioni. Neutralizza il calcare nella sua forma incrostante e riduce i cristalli in una forma più piccola (nanoparticelle) non incrostante ottenendo benefici similari al trattamento degli addolcitori ma senza la manutenzione tipica che hanno.
Ci sono costi di manutenzione per Kalko Tronic?
Kalko Tronic non ha bisogno di manutenzione continua come succede per gli addolcitori (acqua e sale). Necessita solo di un intervento all’anno al fine di mantenere efficienti le fasce di trattamento. I costi Kalko Tronic sono fissi e nettamente inferiori a quelli di un equivalente addolcitore: per il singolo appartamento, con la manutenzione a distanza (EasyLock), il costo è inferiore a 200 euro iva inc., mentre per i condomini il costo può scendere fino anche a circa 18/20 euro per appartamento (iva inc.). Per un semplice confronto, un addolcitore per appartamento costa da 130-250 euro all’anno (acqua/sale) proporzionalmente al consumo di acqua: più acqua si consuma più costa più il lavoro di approvvigionamento del sale e la fatica per il suo carico. Per un condominio di 50 appartamenti un addolcitore può andare anche oltre i 4000 Euro, mentre KalkoTronic per lo stesso condominio non arriva a 1000 euro.
Come faccio a vedere se Kalko Tronic funziona?
L’acqua, dopo Kalko Tronic, prende il nome di “acqua attivata” (rif. effetto Piccardi). Il funzionamento di Kalko Tronic risulta evidente immediatamente dopo la sua accensione. Se non funziona si evidenziano incrostazioni calcaree solide, filtri che tenderanno a incrostarsi in pochi giorni/settimane e in cucina sarà evidente con l’acqua di bollitura. Il funzionamento di Kalko Tronic può essere verificato anche fuori di un laboratorio, ad esempio attraverso semplici test di ebollizione dell’acqua che evidenziano la trasformazione del calcare in una forma fine e polverulenta, facilmente dispersa. Il corretto operato del sistema è monitorabile elettronicamente direttamente sull’impianto grazie ai display (touch per i modelli DIGIT e Oled per gli altri) ma anche con segnalazioni visive e acustiche. Kalko Tronic è sinonimo di affidabilità nel tempo: l’elettronica è robusta e collaudata, con installazioni operative da oltre 20 anni. La parte idraulica, se adeguatamente manutenuta, è protetta da isolamento termico e progettata per durare. I centri assistenza potranno darvi il supporto necessario di cui avete bisogno. In ambito industriale, i benefici sono immediatamente misurabili: scambiatori più efficienti, tempi di riscaldamento ridotti e un aumento della vita utile anche di 5–10 volte, con un notevole risparmio su manutenzione ed energia. I centri assistenza Kalko Tronic garantiscono supporto tecnico qualificato in ogni fase.
Condominio e poco spazio per l’addolcitore. Posso montare un Kalko Tronic?
Nel 90% dei casi Kalko Tronic può essere montato soprattutto in virtù dell’assenza di uno scarico e dei ridotti ingombri. E’ stato installato nelle zone di passaggio dei Box o nei corridoi delle Cantine rimanendo a parete, dietro porte di accesso o addirittura a soffitto, impensabile per un impianto chimico. Abbiamo decine di immagini di impianti installati con successo in poco spazio.
Dopo il Kalko Tronic, l’acqua ha l’effetto “acqua liscia”?
L’acqua rimane dura chimicamente parlando. Il calcare subisce un cambiamento morfologico creando germi di dimensione molto più piccole di quelle del calcare. Kalko Tronic permette quindi di avere una minor “ruvidezza”, quindi più confort. Si può dire che l’effetto “liscio” sia presente, se pur in maniera meno evidente rispetto all’addolcitore.
Ho un albergo con ristorante: KT per lavastoviglie e macchina da caffè.
Lavastoviglie e Macchine da caffè per Ristoranti e Bar possono beneficiare dell’azione di Kalko Tronic? Certamente. Lavastoviglie e macchine da caffè lavorano a temperature che sono ai limiti di Kalko Tronic (circa 80°C) ma la sua azione allungherà la vita utile di queste costose macchine.
Kalko Tronic e’ anche un battericida? L’acqua e’ piu’ sicura?
Kalko Tronic non è un battericida né una lampada UV, ma i nostri studi dimostrano che il trattamento esercita un’azione significativa di supporto nel contrasto alla proliferazione batterica. In particolare, nelle ricerche sulla Legionella è stato osservato uno sviluppo anomalo e ridotto delle colonie: i batteri mostravano difficoltà di crescita in vitro, rendendo necessarie più analisi. Questo evidenzia come Kalko Tronic influenzi attivamente la crescita batterica. Già nei primi studi del 1995–96, condotti durante trattamenti nel settore alimentare (latte), erano emerse indicazioni di un effetto positivo. Risultati recenti, ottenuti in collaborazione con laboratori di analisi esterni, hanno confermato un abbattimento fino al 75% dei batteri attivi e coliformi, su un’acqua di pozzo fortemente contaminata, confrontando i valori prima e dopo il trattamento Kalko Tronic. Pur non essendo un debatterizzatore, questa funzione rappresenta un importante valore aggiunto, offrendo al cliente un utilizzo dell’acqua più sicuro. In presenza di una lampada UV, si consiglia l’installazione di Kalko Tronic a valle del sistema: in caso di inefficienze della UV, Kalko Tronic potrà contribuire a mantenere basso il livello di contaminazione batterica. Ulteriori studi sono attualmente in corso per approfondire questi effetti.
Kalko Tronic riduce la durezza? a quanto arriva dopo l’installazione?
La DUREZZA RIMARRA' LA STESSA. Kalko Tronic evita che il calcare crei incrostazioni: lo neutralizza. Tramite un’ispezione dei cristalli di calcio con un microscopio ottico si può verificare la diversa struttura cristallina.
Questo sistema funziona davvero? Il mio idraulico dice di no.
Kalko Tronic è presente sul mercato da molti anni, con centinaia di clienti soddisfatti e certificazioni rilasciate da laboratori esterni, a garanzia della qualità e dell’affidabilità del prodotto. L’efficacia dei sistemi fisici è riconosciuta da numerosi studi scientifici ed è stata analizzata anche da importanti ricercatori, tra cui Giorgio Piccardi, che già tra gli anni ’50 e ’70 ne aveva evidenziato i principi di funzionamento. Un contributo rilevante è stato inoltre fornito dal fisico Pier Maria Boria, autore di un trattato sui sistemi fisici e relatore di un convegno dedicato nel 2006. Kalko Tronic non è un sistema magnetico: utilizza specifici campi elettrici che consentono risultati efficaci e stabili nel tempo, grazie al principio noto come “memoria dell’acqua”, purché il sistema sia correttamente installato e utilizzato. Il funzionamento è stato verificato e certificato da aziende con chimici iscritti all’Ordine dei Chimici della Toscana. Tra le collaborazioni più rilevanti figurano quelle con Università di Genova per le analisi sulla Legionella (2003–2006), con i Laboratori Gracci (2015) e con l'Università di Firenze (2020) Sul mercato esistono dispositivi di bassa qualità che hanno generato diffidenza tra installatori e clienti, ma non si tratta di Kalko Tronic. In un futuro sempre più orientato al risparmio delle risorse, in particolare dell’acqua, i tradizionali addolcitori troveranno maggiori limiti applicativi, mentre soluzioni come Kalko Tronic saranno sempre più apprezzate per la loro sostenibilità e tutela degli impianti.
Se bevo l’acqua dura rischio i calcoli?
Questa è una leggenda metropolitana: la maggior parte dei calcoli ha una diversa natura che non deriva dal calcio nell’acqua che invece aiuta l’organismo. Se il paziente soffre già del problema dei calcoli è necessario espellerli. Un’acqua leggera poco ricca di minerali, in questo caso, può facilitare l’espulsione dei calcoli esistenti. Solo in questo caso bere molta acqua oligominerale oppure osmotizzata (se il medico ne consiglia l’uso) può aiutare. Non è invece consigliabile bere acqua addolcita, poichè ricca di sodio. Biologicamente se l’acqua contiene calcio (o anche calcare) l’organismo l’assorbirà per il quantitativo che ne necessiterà. Solo il surplus verrà espulso e in genere è poco perchè ne siamo spesso in debito. In ogni caso il calcio, oltre alle ossa, rinforza anche i reni e aiuta l’intestino nella digestione. Attenzione: noi beviamo carbonato o bicarbonato di calcio, i calcoli sono spesso ossalato di calcio che non è la stessa cosa.
Se il calcare rimane nell’acqua dove finisce?
Il calcare rimane nell’acqua: niente viene tolto o aggiunto. Il calcare esistente nell’impianto tenderà, lentamente (nei mesi), a disgregarsi e finire nei filtri dei rubinetti. Inizialmente potreste dover togliere qualche volta in più i filtri e pulirli sotto acqua corrente. E’ un segnale che il vs. impianto si sta ripulendo dalle incrostazioni: questo effetto andrà a scomparire in pochi mesi. Inoltre, fino a che non si riscalda l’acqua il calcio rimane calcio, quando si riscalda si forma una minima (quasi impercettibile) quantità di calcare “polveroso” (non incrostante) che scorrerà via nell’acqua anzichè incrostare tubazioni e serpentine, salvaguardando il vs. impianto. Potete vedere il calcare nell’acqua solo se la bollite insistentemente, diversamente questo sarà “invisibile” (particelle nanometriche).
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Domande sul funzionamento dei sistemi di addolcimento

A cosa serve l’addolcitore?
L’addolcitore serve, senza addentrarsi in termini chimici, a togliere completamente il calcio e magnesio per sostituirlo con il sodio (ioni). Il sodio non incrosta e quindi si evitano i problemi di calcare. Ci sono delle norme sulla potabilità che impongono una certa miscelazione tra acqua addolcita e acqua non addolcita. L’uso corretto di un addolcitore porta a salvaguardare gli impianti e mantenere alta l’efficienza energetica. Tuttavia questo al prezzo di una certa manutenzione e al continuo consumo di materie prime. L’addolcitore è una macchina che fa bene il suo lavoro ma solo se è in ottimo stato di funzionamento ed utilizzato correttamente. Diversamente potrebbe essere fonte di spiacevoli problemi.
A quanto deve essere tarato l’addolcitore? Ci sono dei rischi?
Un addolcitore per uso potabile (abitazione/condominio) DEVE ESSERE CORRETTAMENTE TARATO PER LEGGE. Il primo responsabile è l’installatore che deve tararlo, secondo quanto impone la normativa, al suo primo avvio operativo. Il secondo responsabile è l’amministratore dello stabile o il proprietario dell’immobile che diventa primo responsabile per la successiva gestione e manutenzione. La legge indica che deve essere tarato a non meno 15°F di durezza ed il sodio disciolto nell’acqua non può eccedere oltre i 200mg/l (alcune regioni hanno inasprito la legge portando a 150mg/l, es: regione Lombardia). Tuttavia a questa durezza si formano comunque delle incrostazioni. Chi dichiara di risolvere completamente il problema calcare sta dicendo il falso, se così fosse, probabilmente, l’addolcitore potrebbe essere stato tarato molto basso (spesso sotto i 7°F). L’eccesso di quantità di sodio (durezze troppo basse) potrebbe innescare dei fenomeni di corrosione sulle tubazioni o sugli accessori che contengono metalli (esempio: caldaie, rubinetterie, elettrodomestici). La corrosione è maggiore se la durezza nell’acqua addolcita è inferiore a 7-5°F perchè risulta essere ancora più aggressiva per un eccesso di ioni di sodio che facilitano anche l’insorgenza di correnti vaganti, soprattutto in acqua calda, e riduzione del PH (acidità). Ridurre eccessivamente la durezza è anche dispendioso nei costi di gestione dell’addolcitore (maggior consumo d’acqua e di sale per un numero di rigenerazioni più frequenti). Un’acqua troppo dolce ma soprattutto troppo ricca di sodio può creare, nei soggetti più sensibili, prurito, irritazione, infiammazioni cutanee anche gravi, propensione alla caduta di capelli, aumento dell’ipertensione, e altri problemi di cui si rimanda ad approfondimenti presso il proprio medico di famiglia. Sotto i 5°F i saponi non funzionano più correttamente e i risciacqui, es: della lavatrice, non sono sufficienti a togliere completamente i prodotti chimici che rimangono maggiormente sui tessuti a contatto con la pelle.
Addolcitore, quanto mi costi?
La parte economica riguarda le spese di gestione in Home Page troverete un semplice modulo interattivo per saperne di più. Principalmente i costi sono di due tipologie: L’uso di acqua: secondo gli scaglioni di consumo aumenta il costo. In Toscana il costo dell’acqua è approssimativamente (tabelle 2012): € 2,7/mc entro 150mc/anno € 4,0/mc da 150 a 199mc/anno € 5,4/mc oltre 200mc/anno. Costo del sale: circa 1,5/2 sacchi da 25Kg di sale al mese per un’abitazione per 3-4 persone. Il costo può variare da 5-6 a circa 10 euro al sacco a seconda della zona, qualità e quantità di acquisto. Va aggiunto il lavoro manuale per il carico del sale (in condominio da parte di un’azienda esterna a pagamento, in genere tra 500 e 1000 euro all'anno). I consumi medi di un’abitazione sono tra 130-150 euro fino anche circa 250 euro all’anno, dipende dal consumo d’acqua, dalla durezza e dalla qualità dell’addolcitore stesso. Per un condominio, hotel, palestre possono tranquillamente superare i 2000 euro/anno per arrivare anche a 4-5000 euro e oltre per impianti di un certo rilievo.
Con l’addolcitore e con Kalko Tronic risparmio sui saponi?
Sia con gli addolcitori che con Kalko Tronic si risparmiano saponi e disincrostanti. Un addolcitore, a fronte della sua gestione continua, permette di risparmiare circa un 30-40% sui saponi e altrettanto sui disincrostanti. Se si scende sotto i 5°F i saponi convenzionali hanno difficoltà a lavare correttamente (se non sono specifici). Anche la lavatrice dovrebbe fare più risciacqui perchè non riesce a togliere facilmente tutto il sapone o l’ammorbidente in eccesso. Con acqua troppo addolcita parte dei prodotti chimici rimarranno sul capo lavato (rischio allergie). Il calcio è un abrasivo per cui assorbe e aiuta a togliere saponi e sostanze in eccesso. Lo sanno, per esempio, le tintorie che colorano con acqua dolce e risciacquano con acque dure. Kalko Tronic permette di avere, come l’addolcitore, un risparmio in saponi, in disincrostanti e nel brillantante. Il risparmio con Kalko Tronic è leggermente inferiore rispetto all’addolcitore ma ampiamente compensato dall’assenza di consumi e manutenzione che l’addolcitore stesso ha come acqua e sale.
L’acqua addolcita e’ aggressiva? perche’?
Un’acqua dura, sottoposta ad un processo di addolcimento, assume caratteristiche aggressive e può dare luogo a fenomeni corrosivi. La reazione di equilibrio che regola la formazione del carbonato di calcio è decisamente influenzata dalla concentrazione dell’anidride carbonica libera: Ca(HCO3)2 ↔ CaCO3 + CO2 + H2O D’altra parte un eccesso di anidride carbonica in acqua forma acido carbonico con un’inevitabile modificazione del valore del pH: CO2 + H2O → H2CO3 Per ogni acqua, pertanto, esiste una concentrazione di anidride carbonica tale da conferirle caratteristiche incrostanti o corrosive. Nel 1936 il prof. Langelier pubblicò un lavoro riguardante le condizioni di equilibrio tra acqua e carbonato di calcio. In tale lavoro venne ricavata una semplice equazione grazie alla quale è possibile stabilire la tendenza di un’acqua a depositare o a sciogliere carbonato di calcio. L’equazione di Langelier, nota anche come indice di saturazione IS, viene definita come la differenza algebrica tra la misura del pH al momento del prelievo ed il valore di pHS calcolato alla saturazione del carbonato di calcio: IS = pH – pHS L’indice di Langelier può essere calcolato una volto noti: – il pH – la conduttività (µS/cm) – la durezza calcica (mg/l come CaCO3) – l’alcalinità (mg/l come CaCO3) – la temperatura dell’acqua Un indice di saturazione positivo indica la tendenza a depositare carbonato e l’acqua assume caratteristiche incrostanti, viceversa un valore negativo dell’indice segnala una condizione di insaturazione del carbonato e l’acqua risulta aggressiva. In condizioni di aggressività l’acqua tende a sciogliere i carbonati presenti come incrostazioni (potere disincrostante) ma anche i metalli costituenti le tubature. L’acqua addolcita, o comunque trattata con resine scambiatrici di ioni, risulta sempre aggressiva nei confronti dei metalli, ciò è dovuto ad un arricchimento di anidride carbonica che si forma dalla decomposizione del bicarbonato di sodio (meno stabile dei bicarbonati di calcio e magnesio) con conseguente formazione di acido carbonico ed abbassamento del pH. Ovviamente il livello di aggressività dipende dalla temperatura e dal valore della durezza dell’acqua di partenza.
L’addolcitore e’ un depuratore? Il sodio nell’acqua fa male?
La legge VIETA l’uso del termine DEPURATORE: l’addolcitore non è un depuratore, non depura l’acqua ma al contrario la modifica e può renderla NON POTABILE. La depurazione è il sistema tecnologico che si realizza e si attiva per eliminare dai sistemi liquidi e gassosi sostanze estranee o inquinanti. Si svolge un processo composto da una serie di azioni programmate di carattere fisico, chimico e biologico. L’azione di addolcimento non è classificata come depurazione ma come semplice trattamento acqua. Il sodio contenuto nell’acqua (dopo esser passata dall’addolcitore) in genere non fa male all’organismo. Tuttavia, per chi fa una dieta povera di sodio (per lo più ipertesi, anziani, neonati e bambini), l’aggiunta del sodio nell’acqua del rubinetto può incidere nella dieta e nella propria salute. Si ricorda che per minestre, pasta, thè, camomille, tisane, ecc… viene comunemente usata l’acqua del rubinetto, per cui alla quantità di sodio della dieta va aggiunta quella apportata dall’acqua. Anche il magnesio nell’acqua (come il calcio) ha la sua importante funzione. Toglierlo significa aver necessità di reintegrarlo diversamente, anche per piccole dosi. In campo medico la situazione è continuamente monitorata e molti studi scientifici dimostrano che l’acqua del rubinetto è una fonte di minerali importante e incide molto sui problemi cardio-vascolari e sulla ritenzione idrica oltre che sull’apparato digerente e sulla struttura dei reni rinforzandoli. A questo argomento vogliamo segnalare questo interessante articolo scritto dal dott. C.Manganaro di Torino: Intossicazione cronica da sale e carenza di potassio Si consiglia inoltre di non innaffiare piante o giardino con acqua addolcita pena veder morire le piante innaffiate, probabilmente in una sola stagione.
L’addolcitore ed i batteri: un pericolo reale.
L’addolcitore può diventare un pericoloso proliferatone batterico. I casi sono i seguenti: mancanza di sale: le resine non si sterilizzano e quindi accumulano sporco e batteri. mancata rigenerazione: se la testa di gestione si rompe o rimane senza corrente i batteri iniziano a proliferare mancata manutenzione del tino: se non si pulisce il tino del sale regolarmente si formano muffe e melma che sporcheranno le resine creando batteri. In questo caso la rigenerazione non riuscirà a ripulire tutto e i batteri si formeranno nonostante i cicli di lavaggio mancata manutenzione della testa: in caso di eccesso di sporco sui meccanismi della testa il lavoro di sanificazione e lavaggio automatici potrebbero non funzionare correttamente aumentando la proliferazione batterica Resine troppo vecchie: da 5 a 10 anni abbiamo una degenerazione progressiva delle resine, questo dipende da quanta durezza avete, dall’intensità di utilizzo e dalla manutenzione. La durata dipende da tanti fattori, in ogni caso una resina semi funzionante può innescare un effetto di proliferazione batterica oltre che un cattivo funzionamento anticalcare. Mancanza di un buon filtro a monte dell’addolcitore: senza filtro si costringe l’addolcitore a “filtrare” anche le impurità, le resine avranno una vita molto più corta aumentando i batteri e riducendo la loro efficacia. Cosa avviene se l’addolcitore produce batteri? Possono apparire problemi come prurito alla pelle o al cuoio capelluto, fino alle infezioni delle parti intime, per finire si possono presentare più spesso disturbi di ordine gastrointestinale.
L’addolcitore: Trattiene il Calcio e rilascia il Sodio
L’addolcitore: di per se un involucro vuoto, al suo interno vengono messe delle resine che sono sostanze organiche prodotte artificialmente che hanno la prerogativa di avere un gruppo funzionale “mobile”, ovvero una parte che è in equilibrio chimico tra la resina stessa e gli ioni disciolti nell’acqua. Quando dell’acqua contenente “calcio e magnesio” attraversa una “resina ricca di sodio”, i primi vengono trattenuti al posto del sodio presente, il quale viene rilasciato all’acqua. Abbiamo così ottenuto il nostro scopo, ovvero eliminare calcio e magnesio i cui carbonati sono incrostanti, sostituendoli con del sodio, il cui carbonato è perfettamente solubile. Si arriverà a un punto che la resina non sarà più capace di fermare calcio e magnesio, in quanto saranno ormai rimasti pochissimi ioni sodio disponibili per lo scambio. Rigenerazione: a questo punto la resina viene definita “esaurita”, e per ripristinare la forma sodio originaria occorre effettuare la rigenerazione. Per fare ciò si fa passare attraverso la resina acqua contenente una forte concentrazione di ioni sodio (presa dal deposito dove c’è la “salamoia”), tale da rovesciare l’equilibrio verso la ricostituzione della resina in forma sodio, con rilascio del calcio e magnesio precedentemente trattenuti. L’acqua di rigenerazione attraversando (o lavando) le resine le “pulisce dal calcio e magnesio precedentemente accumulato” e viene poi scaricata dallo scarico. Dopo la rigenerazione le resine sono di nuovo ricche di sodio e pronte per ripartire con lo scambio. Ricapitolando: la rigenerazione consuma acqua e sale per rigenerare le resine (consumo risorse) lo “scambio” avviene sottraendo calcio e magnesio e rilasciando sodio l’acqua in uscita dall’addolcitore è sempre priva di calcio e magnesio (a resine funzionanti) e ricca di sodio, la durezza è quindi sempre prossima a ZERO GRADI l’uso a ZERO GRADI è vietato dalla legge, per cui ogni addolcitore è munito di una valvola di bypass parziale e un sistema di bypass fisico con le quali si può dosare mediamente fino a 5-7°Francesi per usi “tecnici” e almeno fino a 15°Francesi per uso potabile (Dlgs. 31/2001) oltre che un livello di sodio “rilasciato” non oltre i 200mg/litro.
La taratura è di 15°F, l’addolcitore può stararsi?
Si, può “stararsi” per vari motivi. L’addolcitore toglie totalmente i minerali di calcio e magnesio e li sostituisce con quelli di sodio. Per questo viene tarato “meccanicamente” effettuando una miscelazione tra acqua non addolcita e quella a zero gradi trattata. Tuttavia: Se l’acqua cambia durezza (rispetto a quando è stato tarato inizialmente) la vostra acqua potrebbe anche scendere a ZERO gradi (miscelazione insufficiente) diventando aggressiva e pericolosa per accessori e componenti metallici di caldaia, bollitori, tubazioni ed elettrodomestici (corrosione) creando danni a volte anche costosi, oltre che per la vs. stessa salute. Le resine tendono a consumarsi di più e/o sporcarsi, quindi la durezza può variare nel tempo per inefficacia delle resine. l’usura dei componenti può far variare la taratura meccanica dell’addolcitore. Nelle aziende o nei condomini l’uso dell’addolcitore con durezze in uscita troppo basse può far aumentare anche i problemi di correnti vaganti con conseguenti danni a tubazioni e accumuli. E’ buona norma controllare saltuariamente la durezza in uscita dal proprio addolcitore, problema che non avrete con un sistema Kalko Tronic.
Ogni quanti giorni l’addolcitore deve fare un lavaggio? E’ importante farlo?
Il lavaggio delle resine, chiamato rigenerazione, dovrebbe essere fatto, PER LA TUTELA DELLA SALUTE, almeno una volta ogni 4 giorni; altrimenti, il rischio batterico potrebbe diventare elevato. L’addolcitore deve avere il serbatoio del sale ben rifornito: ad ogni lavaggio "a vuoto", le cariche batteriche nell’acqua aumentano, diventando potenzialmente pericolose. Si tratta di un grave pericolo igienico se l’addolcitore viene disconnesso dalla presa di corrente o se la testa di controllo (meccanica o elettronica) si rompe. Ogni addolcitore può trattare un numero di litri specifico, calcolato in base alla durezza dell’acqua di partenza e di arrivo; la frequenza dei lavaggi dipende anche dal consumo d’acqua. Se la durezza cambia, quella in casa potrebbe cambiare anch'essa; in alcuni casi, potrebbe anche essere impostata al di fuori dei limiti standard. Esempio: Ipotizziamo un consumo di circa 1000 litri al giorno. Differenza di durezza tra ingresso e uscita: Da 35 a 15° Francesi: l’addolcitore potrebbe trattare 4000 litri, con 1 lavaggio ogni 4 giorni, e l’acqua sarebbe potabile. Da 40 a 10° Francesi: l’addolcitore potrebbe trattare 3000 litri, con 1 lavaggio ogni 3 giorni, ma l’acqua non sarebbe potabile. Da 40 a 5° Francesi: l’addolcitore potrebbe trattare 2500 litri, con 1 lavaggio ogni 2,5 giorni, e l’acqua non sarebbe potabile. Per ristrutturazioni e nuove abitazioni, la buona norma sarebbe quella di predisporre l’impianto idrico con un punto d’acqua non addolcita al lavello di cucina, al fine di preservare quel punto per l’uso alimentare. Purtroppo, questa prassi non viene seguita frequentemente (anzi, quasi mai), soprattutto a causa dei maggiori costi di impianto. In molti casi, viene predisposto un punto non addolcito per l’irrigazione delle piante e del giardino (che altrimenti tenderebbero a seccare), ma la stessa attenzione non viene applicata per la nostra salute.
Responsabilita’ acqua: dell’Amministratore o del Proprietario?
Oramai tutti sanno che in Italia le regole non sono molto rispettate: non solo dall’indole dell’italiano medio ma anche, e soprattutto, da una burocrazia molto complessa e contorta. Spesso le norme non sono divulgate da chi dovrebbe farlo e chi dovrebbe controllare non lo fa. Tuttavia la legge parla chiaro e lo sottolinea all’interno di più decreti ministeriali in modo evidente. I responsabili degli impianti sono gli Amministratori e i Gestori di locali (palestre, hotel, ecc…). Ci sono dei parametri chiari da rispettare: sia per i condomini che per i locali pubblici è necessario effettuare da un minimo di 2 analisi di potabilità fino ad arrivare anche a 6-10 analisi all’anno (secondo i propri consumi) e conservarle per almeno 5 anni. In caso di controllo il rischio è quello di incorrere in multe salate fino a € 60.000. Approfondimenti sulla responsabilità in caso di fornitura ai locali pubblici la troverete nell’apposita sezione. Facciamo un esempio pratico prendendo un’acqua campione di circa 70°F e, usando un addolcitore, rendiamola meno calcarea. Pochi sanno che non sarebbe possibile scendere sotto i 25°F: il sodio immesso nell’acqua supera i parametri (n.d.r.: 200mg/l). Anche in caso di durezza troppo bassa è indice di acqua non potabile. Controlli in tal senso? Spesso solo se qualcuno ha problemi di salute. Ad un problema di “non potabilità” l’amministratore è il responsabile. Anche un impianto di addolcimento rimasto senza sale, oppure senza manutenzione può avere problemi gravi. La manutenzione deve essere eseguita per legge da personale con le adeguate abilitazioni professionali e non dal caposcala o dal tutto fare improvvisato di turno.
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