Domande e Risposte (FAQ) sugli Addolcitori

Consulta anche le FaQ sui sistemi anticalcare elettronici Kalko Tronic

Domande sul funzionamento dei sistemi di addolcimento

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A cosa serve l’addolcitore?

L’addolcitore serve, senza addentrarsi in termini chimici, a togliere completamente il calcio e magnesio per sostituirlo con il sodio (ioni).

Il sodio non incrosta e quindi si evitano i problemi di calcare.

Ci sono delle norme sulla potabilità che impongono una certa miscelazione tra acqua addolcita e acqua non addolcita.

L’uso corretto di un addolcitore porta a salvaguardare gli impianti e mantenere alta l’efficienza energetica.

Tuttavia questo al prezzo di una certa manutenzione e al continuo consumo di materie prime.

L’addolcitore è una macchina che fa bene il suo lavoro ma solo se è in ottimo stato di funzionamento ed utilizzato correttamente.

Diversamente potrebbe essere fonte di spiacevoli problemi.

A quanto deve essere tarato l’addolcitore? Ci sono dei rischi?

Un addolcitore per uso potabile (abitazione/condominio) DEVE ESSERE CORRETTAMENTE TARATO PER LEGGE.

  • Il primo responsabile è l’installatore che deve tararlo secondo quanto impone la normativa al suo primo avvio operativo.
  • Il secondo responsabile è l’amministratore dello stabile o il proprietario dell’immobile che diventa primo responsabile per la successiva gestione e manutenzione.

La legge indica che deve essere tarato a non meno 15°F di durezza ed il sodio disciolto nell’acqua non può eccedere oltre i 200mg/l (alcune regioni hanno inasprito la legge portando a 150mg/l, es: regione Lombardia).

Tuttavia a questa durezza si formano comunque delle incrostazioni.

Chi dichiara di risolvere completamente il problema calcare sta dicendo il falso, se così fosse, probabilmente, l’addolcitore potrebbe essere stato tarato molto basso (spesso sotto i 7°F).

L’eccesso di quantità di sodio (durezze troppo basse) potrebbe innescare dei fenomeni di corrosione sulle tubazioni o sugli accessori che contengono metalli (esempio: caldaie, rubinetterie, elettrodomestici).

La corrosione è maggiore se la durezza nell’acqua addolcita è inferiore a 7-5°F perchè risulta essere ancora più aggressiva per un eccesso di ioni di sodio che facilitano anche l’insorgenza di correnti vaganti, soprattutto in acqua calda, e riduzione del PH (acidità).

Ridurre eccessivamente la durezza è anche dispendioso nei costi di gestione dell’addolcitore (maggior consumo d’acqua e di sale per un numero di rigenerazioni più frequenti).

Un’acqua troppo dolce ma soprattutto troppo ricca di sodio può creare, nei soggetti più sensibili, prurito, irritazione, infiammazioni cutanee anche gravi, propensione alla caduta di capelli, aumento dell’ipertensione, e altri problemi di cui si rimanda ad approfondimenti presso il proprio medico di famiglia.

Sotto i 5°F i saponi non funzionano più correttamente e i risciacqui, es: della lavatrice, non sono sufficienti a togliere completamente i prodotti chimici che rimangono maggiormente sui tessuti a contatto con la pelle.

Addolcitore, quanto mi costi?

La parte economica riguarda le spese di gestione dello stesso, consigliamo di visionare la sezione PRODOTTO per vedere il confronto dei costi tra addolcitore e Kalko Tronic.

Principalmente i costi sono di due tipologie:

  • L’uso di acqua: durante la rigenerazione si superano spesso gli scaglioni di consumo aumentando, nell’anno, il costo in bolletta. In Toscana il costo dell’acqua è approssimativamente (dalle tabelle in internet 2012):
    • € 2,7/mc entro 150mc/anno
    • € 4,0/mc da 150 a 199mc/anno
    • € 5,4/mc oltre 200mc/anno.
  • Costo del sale: circa 1,5/2 sacchi da 25Kg di sale al mese per un’abitazione per 3-4 persone.
    • Il costo può variare da 5-6 a circa 10 euro al sacco a seconda della zona, qualità e quantità di acquisto.
    • A questo va aggiunto il lavoro manuale per il carico del sale che in un’azienda o in un condominio è tutt’altro che ininfluente (per un condominio il servizio di assistenza ha un costo di tra 500 e oltre 1000 euro all’anno, secondo le dimensioni e consumo)

I consumi medi di un’abitazione sono tra 130-150 euro all’anno (calcolando il sale e l’acqua consumata) fino anche circa 250 euro all’anno, dipendenti dal consumo d’acqua che si ha, dalla durezza e dalla qualità dell’addolcitore stesso.

Per un condominio, hotel, palestra possono tranquillamente superare i 2000 euro/anno per arrivare anche a 4-5000 euro e oltre per impianti di un certo rilievo.

Con l’addolcitore e con Kalko Tronic risparmio sui saponi?

Sia con gli addolcitori che con Kalko Tronic si risparmiano saponi e disincrostanti.

Un addolcitore, a fronte della sua gestione continua, permette di risparmiare circa un 30-40% sui saponi e altrettanto sui disincrostanti.

Se si scende sotto i 5°F i saponi convenzionali hanno difficoltà a lavare correttamente (se non sono specifici).

Anche la lavatrice dovrebbe fare più risciacqui perchè non riesce a togliere facilmente tutto il sapone o l’ammorbidente in eccesso.

Con acqua troppo addolcita parte dei prodotti chimici rimarranno sul capo lavato (rischio allergie).

Il calcio è un abrasivo per cui assorbe e aiuta a togliere saponi e sostanze in eccesso.

Questo lo sanno, per esempio, le tintorie che colorano con acqua dolce e risciacquano con acque dure.

Kalko Tronic permette di avere, come l’addolcitore, un risparmio evidente in saponi, in disincrostanti e nel brillantante.

Il risparmio con Kalko Tronic è leggermente inferiore rispetto all’addolcitore ma ampiamente compensato dall’assenza di consumi e manutenzione che l’addolcitore stesso ha come acqua e sale.

L’acqua addolcita e’ aggressiva? perche’?

Un’acqua dura, sottoposta ad un processo di addolcimento, assume caratteristiche aggressive e può dare luogo a fenomeni corrosivi.

La reazione di equilibrio che regola la formazione del carbonato di calcio è decisamente influenzata dalla concentrazione dell’anidride carbonica libera: Ca(HCO3)2 ↔ CaCO3 + CO2 + H2O

D’altra parte un eccesso di anidride carbonica in acqua forma acido carbonico con un’inevitabile modificazione del valore del pH: CO2 + H2O → H2CO3

Per ogni acqua, pertanto, esiste una concentrazione di anidride carbonica tale da conferirle caratteristiche incrostanti o corrosive.

Nel 1936 il prof. Langelier pubblicò un lavoro riguardante le condizioni di equilibrio tra acqua e carbonato di calcio.

In tale lavoro venne ricavata una semplice equazione grazie alla quale è possibile stabilire la tendenza di un’acqua a depositare o a sciogliere carbonato di calcio.

L’equazione di Langelier, nota anche come indice di saturazione IS, viene definita come la differenza algebrica tra la misura del pH al momento del prelievo ed il valore di pHS calcolato alla saturazione del carbonato di calcio: IS = pH – pHS

L’indice di Langelier può essere calcolato una volto noti: – il pH – la conduttività (µS/cm) – la durezza calcica (mg/l come CaCO3) – l’alcalinità (mg/l come CaCO3) – la temperatura dell’acqua

Un indice di saturazione positivo indica la tendenza a depositare carbonato e l’acqua assume caratteristiche incrostanti, viceversa un valore negativo dell’indice segnala una condizione di insaturazione del carbonato e l’acqua risulta aggressiva.

In condizioni di aggressività l’acqua tende a sciogliere i carbonati presenti come incrostazioni (potere disincrostante) ma anche i metalli costituenti le tubature.

L’acqua addolcita, o comunque trattata con resine scambiatrici di ioni, risulta sempre aggressiva nei confronti dei metalli, ciò è dovuto ad un arricchimento di anidride carbonica che si forma dalla decomposizione del bicarbonato di sodio (meno stabile dei bicarbonati di calcio e magnesio) con conseguente formazione di acido carbonico ed abbassamento del pH.

Ovviamente il livello di aggressività dipende dalla temperatura e dal valore della durezza dell’acqua di partenza.

L’addolcitore e’ un depuratore? Il sodio nell’acqua fa male?

La legge VIETA l’uso del termine DEPURATORE: l’addolcitore non è un depuratore, non depura l’acqua ma al contrario la modifica e può renderla NON POTABILE.

La depurazione è il sistema tecnologico che si realizza e si attiva per eliminare dai sistemi liquidi e gassosi sostanze estranee o inquinanti.

Si svolge un processo composto da una serie di azioni programmate di carattere fisico, chimico e biologico. L’azione di addolcimento non è classificata come depurazione ma come semplice trattamento acqua.

Il sodio contenuto nell’acqua (dopo esser passata dall’addolcitore) in genere non fa male all’organismo.

Tuttavia, per chi fa una dieta povera di sodio (per lo più ipertesi, anziani, neonati e bambini), l’aggiunta del sodio nell’acqua del rubinetto può incidere nella dieta e nella propria salute.

Si ricorda che per minestre, pasta, thè, camomille, tisane, ecc… viene comunemente usata l’acqua del rubinetto, per cui alla quantità di sodio della dieta va aggiunta quella apportata dall’acqua.

Anche il magnesio nell’acqua (come il calcio) ha la sua importante funzione.

Toglierlo significa aver necessità di reintegrarlo diversamente, anche per piccole dosi.

In campo medico la situazione è continuamente monitorata e molti studi scientifici dimostrano che l’acqua del rubinetto è una fonte di minerali importante e incide molto sui problemi cardio-vascolari e sulla ritenzione idrica oltre che sull’apparato digerente e sulla struttura dei reni rinforzandoli.

A questo argomento vogliamo segnalare questo interessante articolo scritto dal dott. C.Manganaro di Torino: Intossicazione cronica da sale e carenza di potassio

Si consiglia inoltre di non innaffiare piante o giardino con acqua addolcita pena veder morire le piante innaffiate, probabilmente in una sola stagione.

L’addolcitore: Trattiene il Calcio e rilascia il Sodio

L’addolcitore: di per se un involucro vuoto, al suo interno vengono messe delle resine che sono sostanze organiche prodotte artificialmente che hanno la prerogativa di avere un gruppo funzionale “mobile”, ovvero una parte che è in equilibrio chimico tra la resina stessa e gli ioni disciolti nell’acqua.

Quando dell’acqua contenente “calcio e magnesio” attraversa una “resina ricca di sodio”, i primi vengono trattenuti al posto del sodio presente, il quale viene rilasciato all’acqua.

Abbiamo così ottenuto il nostro scopo, ovvero eliminare calcio e magnesio i cui carbonati sono incrostanti, sostituendoli con del sodio, il cui carbonato è perfettamente solubile.

Si arriverà a un punto che la resina non sarà più capace di fermare calcio e magnesio, in quanto saranno ormai rimasti pochissimi ioni sodio disponibili per lo scambio.

Rigenerazione: a questo punto la resina viene definita “esaurita”, e per ripristinare la forma sodio originaria occorre effettuare la rigenerazione.

Per fare ciò si fa passare attraverso la resina acqua contenente una forte concentrazione di ioni sodio (presa dal deposito dove c’è la “salamoia”), tale da rovesciare l’equilibrio verso la ricostituzione della resina in forma sodio, con rilascio del calcio e magnesio precedentemente trattenuti.

L’acqua di rigenerazione attraversando (o lavando) le resine le “pulisce dal calcio e magnesio precedentemente accumulato” e viene poi scaricata dallo scarico.

Dopo la rigenerazione le resine sono di nuovo ricche di sodio e pronte per ripartire con lo scambio.

Ricapitolando:

  1. la rigenerazione consuma acqua e sale per rigenerare le resine (consumo risorse)
  2. lo “scambio” avviene sottraendo calcio e magnesio e rilasciando sodio
  3. l’acqua in uscita dall’addolcitore è sempre priva di calcio e magnesio (a resine funzionanti) e ricca di sodio, la durezza è quindi sempre prossima a ZERO GRADI 
  4. l’uso a ZERO GRADI è vietato dalla legge, per cui ogni addolcitore è munito di una valvola di bypass parziale e un sistema di bypass fisico con le quali si può dosare mediamente fino a 5-7°Francesi per usi “tecnici” e almeno fino a 15°Francesi per uso potabile (Dlgs. 31/2001) oltre che un livello di sodio “rilasciato” non oltre i 200mg/litro.
La taratura è di 15°F, l’addolcitore può stararsi?

Si, può “stararsi” per vari motivi.

L’addolcitore toglie totalmente i minerali di calcio e magnesio e li sostituisce con quelli di sodio.

Per questo viene tarato “meccanicamente” effettuando una miscelazione tra acqua non addolcita e quella a zero gradi trattata.

Tuttavia:

  • Se l’acqua cambia durezza (rispetto a quando è stato tarato inizialmente) la vostra acqua potrebbe anche scendere a ZERO gradi (miscelazione insufficiente) diventando aggressiva e pericolosa per accessori e componenti metallici di caldaia, bollitori, tubazioni ed elettrodomestici (corrosione) creando danni a volte anche costosi, oltre che per la vs. stessa salute.
  • Le resine tendono a consumarsi di più e/o sporcarsi, quindi la durezza può variare nel tempo per inefficacia delle resine.
  • l’usura dei componenti può far variare la taratura meccanica dell’addolcitore.

Nelle aziende o nei condomini l’uso dell’addolcitore con durezze in uscita troppo basse può far aumentare anche i problemi di correnti vaganti con conseguenti danni a tubazioni e accumuli.

E’ buona norma controllare saltuariamente la durezza in uscita dal proprio addolcitore, problema che non avrete con un sistema Kalko Tronic.

Ogni quanti giorni l’addolcitore deve fare un lavaggio? E’ importante farlo?

Il lavaggio delle resine, chiamato rigenerazione, deve essere fatto, PER LA TUTELA DELLA SALUTE, almeno 1 volta ogni 4 giorni altrimenti il rischio batterico può essere elevato.

L’addolcitore deve avere il serbatoio del sale ben rifornito: ad ogni lavaggio “a vuoto” le cariche batteriche nell’acqua aumentano diventando potenzialmente pericolose.

Grave pericolo igenico se l’addolcitore viene disconnesso dalla presa di corrente o se la testa di controllo si rompe (meccanica o elettronica).

Ogni addolcitore può trattare un numero di litri specifico e viene calcolato in base alla durezza di partenza e arrivo; la frequenza invece è dettata anche dal consumo d’acqua.

Se la durezza cambia può cambiare anche quella in casa, a volte invece viene proprio impostato fuori norma.

ES: Ipotizziamo un consumo di circa 1000 litri al giorno.

Differenza di durezza

Tra ingresso e uscita

Litri disponibili di un addolcitore di riferimento.

Frequenza lavaggi

Potabilità

Dpr 31/2001

Da 35 a 15° Francesi  4000 1 lavaggio ogni 4 giorni SI
Da 40 a 10° Francesi  3000 1 lavaggio ogni 3 giorni NO
da 40 a Francesi  2500 1 lavaggio ogni 2,5 giorni NO

Per ristrutturazioni e nuove abitazioni la legge indica che per tutelare ulteriormente l’utente occorre predisporre l’impianto idrico con un punto d’acqua non addolcita al lavello di cucina in modo da preservare quel punto per l’uso alimentare, cosa che non viene seguita sempre (quasi mai), soprattutto per i maggiori costi di impianto: purtroppo viene predisposto un punto non addolcito per innaffiare le piante/giardino (che tenderebbero altrimenti a seccare) ma la stessa diligenza non viene applicata altrettanto bene per la ns. salute.

Responsabilita’ acqua: dell’Amministratore o del Proprietario?

Oramai tutti sanno che in Italia le regole non sono molto rispettate: non solo dall’indole dell’italiano medio ma anche, e soprattutto, da una burocrazia molto complessa e contorta.

Spesso le norme non sono divulgate da chi dovrebbe farlo e chi dovrebbe controllare non lo fa.

Tuttavia la legge parla chiaro e lo sottolinea all’interno di più decreti ministeriali in modo evidente.

I responsabili degli impianti sono gli Amministratori e i Gestori di locali (palestre, hotel, ecc…).

Ci sono dei parametri chiari da rispettare: sia per i condomini che per i locali pubblici è necessario effettuare da un minimo di 2 analisi di potabilità fino ad arrivare anche a 6-10 analisi all’anno (secondo i propri consumi) e conservarle per almeno 5 anni.

In caso di controllo il rischio è quello di incorrere in multe salate fino a € 60.000.

Approfondimenti sulla responsabilità in caso di fornitura ai locali pubblici la troverete nell’apposita sezione.

Facciamo un esempio pratico prendendo un’acqua campione di circa 70°F e, usando un addolcitore, rendiamola meno calcarea.

Pochi sanno che non sarebbe possibile scendere sotto i 25°F: il sodio immesso nell’acqua supera i parametri (n.d.r.: 200mg/l).

Anche in caso di durezza troppo bassa è indice di acqua non potabile.

Controlli in tal senso? Spesso solo se qualcuno ha problemi di salute.

Ad un problema di “non potabilità” l’amministratore è il responsabile.

Anche un impianto di addolcimento rimasto senza sale, oppure senza manutenzione può avere problemi gravi.

La manutenzione deve essere eseguita per legge da personale con le adeguate abilitazioni professionali e non dal caposcala o dal tutto fare improvvisato di turno.